GLI AVVOCATI DEL DIAVOLO

Il nostro Paese è ormai da tempo al centro di un flusso migratorio di stranieri che, per sfuggire alla fame, cercano ‘fortuna’ in Italia; quello degli immigrati extracomunitari, soprattutto se clandestini, è un problema particolarmente sentito dai nostri connazionali, in quanto strettamente legato, o ritenuto tale, all’emergenza sicurezza di cui tanto si parla in questi giorni e che è stata al centro delle nostre riflessioni due settimane orsono. Come affrontare il problema dei clandestini? Dal Governo da poco insediatosi giunge la proposta di introdurre nel nostro ordinamento il reato di immigrazione clandestina, al fine di scongiurare, queste le intenzioni, l’ingresso di stranieri irregolari. Ma è davvero una soluzione auspicabile? Da parte nostra sussistono forti dubbi circa la bontà di una simile iniziativa. Innanzitutto, l’introduzione di detto reato avrebbe come effetto immediato quello di aggravare il carico di lavoro di magistrati e personale amministrativo che operano nel settore penale, i quali, in tutti gli uffici sparsi sul territorio nazionale, lamentano già ora un organico insufficiente rispetto al lavoro da portare a termine. A ciò, poi, va aggiunto che, attribuendo rilevanza penale all’immigrazione clandestina, si finirebbe per sortire l’effetto esattamente opposto a quello voluto: i clandestini, si dice, devono andare via dall’Italia; ma nel momento in cui uno straniero, per il semplice fatto di essere entrato irregolarmente nel nostro Paese, deve essere processato, gli si deve consentire la possibilità di difendersi, ossia di partecipare al procedimento che lo vede indagato o imputato, quindi di rimanere in Italia. Oltre a queste ragioni, che già da sole appaiono sufficienti a ritenere sbagliata l’iniziativa del Governo, siamo davvero convinti, poi, che la previsione in termini di reato dell’immigrazione clandestina sarebbe un efficace deterrente contro l’ingresso di irregolari nel nostro territorio? Uno straniero disposto ad affrontare un pericoloso viaggio via mare a bordo di barchette piene zeppe di altri disperati si lascerebbe davvero spaventare dalla consapevolezza che, per il semplice fatto di entrare in Italia, commetterebbe reato?
Giovanni e Alessandro Gentile

Articolo già pubblicato su La Torre 1905 cartaceo – Anno CIII n° 11 – mercoledì 04 giugno 2008




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