DAL CANTUCCIO DI CLESO

Cara Redazione,
al giorno d’oggi vivere, è come scalare una montagna senza conoscerne la vetta. Coloro che piangono sono i più deboli, eppure "Risus abundat in ore stultorum", il riso abbonda sulla bocca degli stolti, diceva Orazio. Cristiane F., nel libro Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, scrisse che se nel mondo non esistesse la droga, probabilmente ancora non si capirebbe che la terra gira intorno al sole. Vecchia come il mondo, la droga, vecchia come la droga, nulla. Vecchie come nulla, le lacrime di una madre che fuori dalla porta di una stanza di ospedale, prega affinché lei, la droga, non sia stata l’ultima compagna di quel figlio tanto amato. Mille di queste lacrime, a Napoli, mille di queste madri, a Napoli, mille di queste persone bruciate da un amore che non è donna, che non è uomo, che non è amore.
Alcuni, nel leggere questa lettera, probabilmente inizieranno a piangere, a contare sulle dita ciò che della loro vita gli resta di importante, sperando che tra queste cose non ci sia lei, la maledetta, lei che la vita non dona, non cede nulla, ma, avida, ti trascina in un giro senza sorrisi. Cara Redazione, a cosa siamo arrivati? Giorni fa un mio coetaneo è stato picchiato da due tossicodipendenti probabilmente in overdose Questa la nostra montagna da scalare? Alessandro Baricco, nel suo libro "Novecento" ipotizza il nascere ed il morire su di una nave, senza mai toccare terra, così che una persona, nel bene e nel male, vive, se ha una storia da raccontare.
Beh!… questa è la mia storia da raccontare
Vincenzo Longobardi

Benvenuto fra noi, Vincenzo, in redazione, a continuare brandelli di storie nostre da raccontare.
Cleso




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