Gentile Direttrice
Mi è stato chiesto cosa ne pensassi dell’opera di Erri De Luca. Ho preferito rispondere con le mie esperienze di lettura che lo riguardano. E che espongo qui di seguito, a beneficio della collettività.
La prima "cosa" di De Luca in cui mi sono imbattuto è stato un racconto. Era contenuto in un numero tematico di una rivista di cui non ricordo il nome. Il tèma era la morte. Vi lessi frasi come "oggi ho ucciso un uomo", "mi sono coricato accanto a lei con l’odore di morte addosso", e via lugubreggiando. "Mah!", mi dissi.
Mi venne poi regalato "Monte di Dio", uno dei più popolari romanzi di De Luca. Si tratta di un Bildungsroman, un romanzo di formazione. Il protagonista è un adolescente del secondo dopoguerra. Alla fine del suo percorso di formazione, per sancire la propria maturazione, commette un omicidio (unica "attenuante": la vittima è il classico villain, malamento, cattivo da fotoromanzo). "Mah!" tornai a dirmi un po’ perplesso.
Mi venne poi regalato un altro romanzo di De Luca, "Tu, mio".  Anche questo romanzo di formazione, ambientato nella Ischia del secondo dopoguerra. Ed anche in questo caso il protagonista raggiunge la maturazione attraverso un omicidio. Plurimo. Anzi una mezza strage, visto che manda arrosto una dozzina di tedeschi, colpevoli solo di aver intonato canti nazisti la sera precedente. E il tutto – sia detto non per inciso – alla vigilia dei referendum in molti paesi europei per l’omologazione della Costituzione Europea; con i Tedeschi che sono il principale motore dell’Europa Unita, e che vorrebbero storicizzare questo loro passato (che non significa rimuovere o cancellare, ma insomma, quasi tutti i protagonisti di quel passato sono morti, o almeno socialmente inattivi, e sono passati abbondantemente i venticinque anni prescritti da Croce perché la cronaca divenga storia).
A questo punto un’idea un po’ più precisa sull’opera di De Luca me la sono fatta.
E voi, che ne pensate?
Snaporaz




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