Un fatto di cronaca del secolo scorso fa riflettere sui rischi ambientali di oggi

Lo scorso 21 novembre, presso l’Archivio Fotografico Parisio, si è tenuta la presentazione del volume “Ustica si inabisserà ?”, scritto da Franco Foresta Martin, Geppi Calcara e Vito Ailara, ediz. Le Ossidiane. L’incontro , promosso nell’ambito della rassegna scientifica Futuro Remoto, è stato moderato da Pietro Greco, giornalista e scrittore, mentre i relatori sono stati Franco Foresta Martin, giornalista scientifico del Corriere della Sera nonché coautore del libro, Lucia Civetta e Giovanni Orsi, docenti ordinari del Dipartimento di Scienze Fisiche dell’Università di Napoli Federico II.
La serata ha preso spunto dal tema del testo in presentazione : la cronistoria della sequenza sismica che nel marzo del 1906 causò l’abbandono dell’isola di Ustica. Tuttavia, come lo stesso autore presente ha testimoniato, la vicenda si presta ad una serie di considerazioni sia di carattere storico che scientifico. Martin ha descritto come è avvenuta la puntigliosa ricostruzione di un fatto di cronaca in apparenza molto lontano nel tempo, ma che in realtà sorprende per la sua attualità : nella notte tra il 18 e il19 marzo 1906 iniziò una sequenza sismica che si protrasse per diversi giorni e che indusse le autorità competenti ad evacuare l’isola ( ai tempi vivevano circa 2000 abitanti, oltre 600 coatti, lì confinati per i reati commessi). In realtà alla sequenza sismica non seguirono eventi catastrofici  di particolare gravità, come qualcuno aveva presupposto; tuttavia l’economia isolana subì un contraccolpo notevole, al punto che il re in persona, Vittorio Emanuele III, insieme alla sua consorte Elena, si recò ad Ustica per prestare aiuti economici e cercare di risollevarne le sorti. Si intuisce facilmente quanto problematiche analoghe esistano anche oggi nel nostro Paese, malgrado dal 1980 sia nata la Protezione Civile e malgrado la tecnologia consenta di avere mezzi e strumenti sofisticati per fare prevenzione. A tal proposito, i docenti e ricercatori universitari presenti hanno testimoniato quanto sia arduo concertare decisioni, in sinergia con Protezione Civile ed Amministrazioni locali, tenendo conto della densità abitativa della aree soggette a maggiori rischi di disastri ambientali, siano essi eventi sismici, vulcanici o dissesti idrogeologici, come le recentissime cronache attestano. La prof.ssa Civetta, infatti, ha ricordato quanto sia risultato complesso riuscire a far divulgare le corrette informazioni nell’ottobre del 1999, quando, in seguito ad una scossa abbastanza violenta di origine vulcanica, si creò un allarmismo ingiustificato e si generarono violente polemiche sulla necessità o meno di far evacuare l’area vesuviana ( ricordiamo che in quel periodo la dott.ssa Civetta dirigeva l’Osservatorio Vesuviano). Anche il prof. Orsi si è soffermato sulla difficoltà di calcolare come e quando dare l’allerta alla popolazione vesuviana, in caso di imminente eruzione vulcanica : la scienza oggi è in grado di interpretare i segnali precursori e di elaborare attendibili modelli di previsione; tuttavia, data la natura geofisica del Vesuvio, è ragionevole ritenere che i fenomeni che anticipano un’eruzione si possano manifestare in archi di tempo non brevi. La vicenda accaduta ad Ustica, dunque, oltre al valore storico-documentativo, egregiamente reso dagli autori, pone sul tappeto problematiche su cui c’è ancora molto da lavorare.
Marika Galloro




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