La “Festa dei Quattro Altari” si celebrava già a Napoli dagli inizi del ‘600. Essa si svolgeva al largo del Castello, oggi piazza Munic ipio. Il Viceré in persona seguiva la processione che usciva dalla chiesa di San Giacomo. Anche allora gli Altari erano quattro e simboleggiavano i quattro continenti conosciuti. La tradizione della “Festa” fu poi tramandata e custodita nella vicina Torre del Greco dove non ebbe più solo un carattere religioso, ma nell’anno 1699 segnò la data del riscat- to dei Torresi – dopo tre secoli – dai vari baroni Caracciolo, Carafa, D’Andria. Tale evento coincise con la ricorrenza della festa del Corpus Domini che, quindi, negli anni successivi fu festeggiata con maggiore solennità aggiungendo ai motivi religiosi il ricordo del fausto evento.

Successivamente, a Torre vi furono due feste distinte e due processioni: la prima si teneva nel giorno della Basilica-Santa-Crocericorrenza del Corpus Domini nella zona alta del paese, la seconda invece si svolgeva nella zona marina otto giorni dopo, prendendo perciò il n ome di “Ottava”. La seconda festa si è poi diffusa nell’ intera città acquistando sempre più solennità nel corso degli anni. P er quanto riguarda gli aspetti tecnici della “Festa” vi è da dire che in passato sono sempre stati eseguiti più di quattro “Altari”, ed inoltre vi era l’usanza di gareggiare per l'”Altare” più alto: tra questi va ricordato quello famoso di Via Principal Marina alto oltre 20 metri. Ogni “Altare” rappresentava un Mistero religioso ed era posto in ampi giardini allestiti con particolare cura dai fiorai cittadini. Altra caratteristica della “Festa” furono poi i “Tappeti”. Questi, nei primi tempi, erano eseguiti solo con fiori ed erano sistemati nelle strade; attualmente i “Tappeti” sono realizzati con speciale tecnica usando segatura e colori. Il tutto è contornato da splendidi fiori e rosmarino. Le luminarie, poi, rappresentano un altro importante motivo decorativo. Dapprima esse erano allestite con variopinte lampade ad olio, poi con lampadine elettriche che permisero gradevoli creazioni artistiche. Arricchiscono ancora la “Festa” mostre di pittura, scultura ed incisione su conchiglie e coralli. La chiusura dell’evento è tradizionalmente affidata ai “Fuochi a mare” eseguiti – dai tecnici più rinomati – nel Porto, dove i fuochi pirotecnici sono ancora più esaltati dall’effetto dello specchio marino.
Mirella Carnile

Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 7 maggio 2014




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