Marino Niola ed Elisabetta Moro pubblicano per L’Ancora del Mediterraneo Il libro delle superstizioni

(a) Torre del Greco – “Non è vero, ma prendo le mie precauzioni” affermava persino l’esimio filosofo Benedetto Croce, abruzzese di nascita ma presto trapiantato e cresciuto a Napoli, particolare che non vuole essere una mera precisazione. Alzi la mano chi non ha mai fatto uno scongiuro, incrociato le dita o accarezzato un corno. A Napoli è d’uopo, si ha. Marino Niola ed Elisabetta Moro pubblicano per L’Ancora del Mediterraneo Il libro delle superstizioni (pp. 235, euro 14,50), un vero e proprio catalogo-dizionario di antropologia dei simboli. Modi di fare e di agire che hanno dell’inverosimile, comportamenti a dir poco bizzarri, gesti ‘scacciaguai’: le superstizioni sono delle forme religiose che sopravvivono alle idee perdute. La sottile vena della superstizione percorre tutta la storia dell’umanità fin dai primordi. I Greci credevano ai presagi. Per i Romani la superstizione è strettamente legata al barbaro, al diverso. Le stesse pratiche cristiane, officiate in lingua sconosciuta ed incomprensibile, vengono considerate dai fedeli alla stregua di riti magici. Nella Napoli aristocratica del Settecento, la iettatura costituì un tema di moda; l’oniromanzia ha classificato tutti i sogni più comuni e più significativi, dando a ciascuno un’interpretazione: nasce la Smorfia. Di voce in voce il libro offre approfondimenti e aneddoti.
Simone Ascione
Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 17 febbraio 2010




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