Ercolano – Secondo incontro, lo scorso 29 ottobre a Villa Campolieto,  per il ciclo delle conferenze domenicali del Festival delle Ville Vesuviane sulle bellezze culturali del “Miglio d’Oro”, a cura del professore Giuseppe Galasso, Presidente della Fondazione. Dopo una coinvolgente visita guidata al sito vanvitelliano con l’architetto Celeste Fidora, Presidente dell’associazione “Amici dei siti e delle ville vesuviane”, introdotta da Paolo Romanelli, direttore della Fondazione Ente Ville Vesuviane, i presenti hanno ascoltato una brillante conferenza, dal titolo “I travestimenti del Grand Tour: il poeta, lo scienziato e l’archeologa”,  tenuta da Emma Giammattei, preside della Facoltà di Lettere dell’Università Suor Orsola Benincasa.

La Giammattei ha illustrato casi ed esempi di un trend che spinse gli intellettuali dell’Europa del Sette-Ottocento a soggiornare per lunghi periodi tra Napoli e dintorni,  in particolare nel territorio vesuviano. Ma ricordiamo brevemente cosa si intende per Grand Tour : si tratta di  un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo ,  destinato a perfezionare la loro cultura con partenza e arrivo nella stessa città. Poteva durare da pochi mesi fino a svariati anni, e di solito aveva come destinazione l’Italia. Tra l’altro il termine turismo, inteso come fenomeno di cultura di massa,  ebbe origine proprio dal Grand Tour. Nella sua intensa ed accurata esposizione, la Giammattei sceglie tre esempi significativi, per sviscerare i “travestimenti” del Grand Tour degli intellettuali che lo effettuarono :  Leopardi, Sir Humphrey Davy e  la Contessa Nina Serego Allighieri Gozzadini.

Il primo, sicuramente più noto ai più rispetto agli altri due, giunse nel nostro territorio vesuviano per la salubrità dell’aria, che di certo sarebbe stata terapeutica per i suoi problemi di salute. Tuttavia, si chiede la Giammattei, con quale idea di Napoli viene a Napoli e sul Vesuvio,  se poi scrive al padre e all’amica Maestri che presto si “sradicherà” di lì e ripartirà con l’amico ( l’erudito Ranieri) per andare più lontano?



Sir Humphrey Davy, invece, chimico inglese vissuto a cavallo tra settecento ed ottocento, che raggiunse riconoscimenti ed onori ( fu anche membro della Royal Society) per i suoi studi, intorno al 1813, dopo varie tappe in Europa, approdò con la moglie a  Napoli, in particolare sul Vesuvio, dove studiò la composizione chimica della lava. Ma fu davvero solo quello lo scopo? Tra l’altro, la prof.ssa Giammattei, dai suoi studi intuisce che in qualche maniera ci doveva essere un nesso tra il viaggio leopardiano e quello di Davy, poiché il genio di Recanati era molto affascinato ed influenzato dalla cultura scientifica del periodo.

Il terzo esempio è tutto al femminile : la gracile Contessa Nina Serego Allighieri Gozzadini, discendente del Sommo Poeta Dante, appassionata di scavi e di montagne, passa un intero inverno nel 1846 a Napoli e scala due volte il Vesuvio col marito, ma  si inerpica anche  per le alture della città partenopea,  a Castel Sant’Elmo in con gli amici patrioti. La Gozzadini, detta la “rossa”, pare esercitò un ruolo politico significativo nel contesto storico della sua epoca, cioè il periodo risorgimentale, nonché in quello intellettuale e letterario ( ebbe un’assidua frequentazione con Carducci). Per cui lecito chiedersi da quali reali intenti fosse davvero dettato il suo soggiorno napoletano.

Ecco dunque la motivazione del titolo della conferenza : “ I Travestimenti del Grand Tour…”, una materia di non semplice approccio e decifrazione, ma che Emma Giammattei ha saputo trattare con l’ardore e l’intelligenza dovuti, chiosando il suo discorso con l’assioma che “ la Letteratura e la vita si fondono in un’unica trama, quella della realtà del vivere quotidiano”.

Marika Galloro