Eh, no! Lo so che vi aspettavate la classica, scontata conclusione dell’arcinoto proverbio! Invece, proviamo insieme ad inserire al posto dei puntini sospensivi tutte le parole che ci sembrano adatte ed opportune. Cominciamo: “Chi dice donna, dice…” Amore? Intelligenza? Spirito di sacrificio? Comprensione, tenacia, coraggio, generosità, altruismo? Credo che potremmo andare avanti ancora per un bel po’, ma non riusciremmo ad esaurire tutto quello che la donna rappresenta. E allora, tagliamo la testa al toro! Scegliamo la soluzione più semplice e, nello stesso tempo, più appropriata: “Chi dice donna, dice… donna”, e basta!

Per millenni, nella maggior parte dei contesti associati (fanno eccezione sparute, piccole comunità nelle quali s’è affermato il “matriarcato”) l’altra metà dell’Universo non femminile ha sostenuto la sua (presunta) superiorità nei confronti del ‘gentil sesso’. In questo ‘mondo a misura d’uomo’ tutto s’è adeguato al suddetto parametro, persino la grammatica. Qualche esempio? Presto fatto! Qual è il termine che indica l’intera collettività che popola il nostro pianeta? Avete mai sentito la parola “donnità”? Nessuno s’è mai sognato di coniarla (però, obiettivamente, è proprio brutta, forse perché, da sempre, abbiamo usato ‘umanità’?).

Sempre restando in ambito di grammatica (italiana, ma suppongo anche di altre lingue), nel caso in cui vi siano, insieme, un sostantivo maschile ed uno di genere femminile, l’aggettivo ad essi riferito con chi si concorda? La risposta è scontata. E ancora: tre, quattro, cinque e anche più donne, figlie degli stessi genitori, appartenenti al medesimo gruppo familiare, sono definite ‘sorelle; basta, però, la presenza, nel contesto, di un solo ‘maschietto’ perché le cose cambino radicalmente, e infatti parliamo di ‘fratelli’!
Storicamente, in gran parte del mondo occidentale, solo nel secolo scorso si sono registrati importanti passi in avanti nella direzione di una paritetica considerazione sociale e culturale tra uomini e donne. Il processo non è ancora terminato, (spesso la parità è affermata solo come ‘principio, ma nei fatti…). Esistono, poi, diversi Paesi nei quali esso è appena agli albori, ma ci porterebbe troppo lontano parlarne.

Restando ‘a casa nostra’, (l’Europa comunitaria) suscita non poca meraviglia scoprire che anche in periodi di grandi trasformazioni, di colossali stravolgimenti sociali come, ad esempio, nel Rinascimento o nell’Illuminismo, poco si sia modificato relativamente alla posizione e alla considerazione della donna. Un esempio per tutti? L’avanguardistico (sic!) pensiero di un certo Marèchal, filosofo francese vissuto durante il “secolo dei Lumi” (ma il suo ‘Lume’, probabilmente, o qualcuno, nascostamente, l’aveva spento, o non era stato mai acceso!). Riferendosi alle donne, ecco che cosa sosteneva il Marèchal: “La natura vuole che la donna non metta mai mano ad una penna, mai occhio in un libro!”. Non mi sembra vi sia molto da commentare: se fosse ancora vivo questo signore lo chiameremmo al proscenio per tributargli il plauso che merita e per manifestargli tutta la nostra considerazione e la nostra stima!
Stendiamo – è preferibile! – un velo pietoso sul passato… In opposto, dovremmo scrivere sul “Tema-donna” decine e decine di trattati e raccontare solamente di ingiustizie, di sottomissioni, di soprusi, di vere e proprie violenze perpetrate ai danni delle nostre dolci, impagabili compagne di questo nostro viaggio terreno. Per fortuna, le cose, negli ultimi anni, stanno cambiando radicalmente, in tutti i sensi… I ‘segnali’ nella direzione di una nuova, più equa, considerazione umana, sociale e civile delle donne sono sempre più numerosi e importanti; sono da considerare tali anche i piccoli passi in avanti, gli eventi in apparenza marginali, ma che – invece – significano molto, perché determinano una modificazione di “status”, procurano un taglio netto con quel passato che, come abbiamo appena sostenuto, sarebbe molto meglio cancellare.

La notizia che ci accingiamo a commentare, e che è stata riportata dai mass-media di tutto il mondo, appartiene proprio alla categoria alla quale ci stiamo riferendo. In Arabia Saudita, uno dei Paesi islamici più conservatori, il principe ereditario Mohammed Bid Salman, nell’ambito del programma di riforme socio-economiche intrapreso per modernizzare il suo Stato, ha concesso alle donne la possibilità di guidare le automobili. Ci risiamo, ahimè! Sento già ‘cori’ provenire da tutte le direzioni… Gli amanti dei luoghi comuni non si lasciano mai scappare un’occasione, figuriamoci questa che sto offrendo loro sul classico “piatto d’argento”!
“Donna al volante, pericolo costante…” “Quando prendono posto sul sedile anteriore, alla guida, le donne, tutte, sono una vera e propria frana, e adesso se ne accorgeranno anche gli arabi!” “Meglio, molto meglio quando s’attenevano alla regola delle “TRE C”, (casa, cucina. calza, “cazetta”, se preferite il dialetto) eccetera eccetera. Credetemi, mi sto limitando a riportare solo i commenti più benevoli. Saranno, questi cori e questi commenti, giunti fin nella lontana Arabia? Non posso giurarlo, fatto sta che, alcuni giorni dopo la confortante notizia della liberalizzazione alla guida per le donne, è giunta una non piacevole precisazione: oltre alla patente, per guidare, le signorine e le signore saudite avranno bisogno anche dell’autorizzazione del padre o del marito! E va bene, pazienza, tutto ridimensionato… Mi sembrava troppo bello per essere vero…

Ma torniamo alle presunte difficoltà al volante delle nostre ‘metà’. Le statistiche in merito dicono tutt’altro. Le donne, in percentuale, sono quelle meno coinvolte negli incidenti, più o meno gravi! Certo, vi sono tante “damigelle” che sono obbiettivamente una iattura, quando impugnano l’attrezzo che ‘comanda’ i movimenti di un’automobile, così come si annoverano tanti ‘maschietti’ che, alla guida, costituiscono un pericolo per sé e per gli altri. Voglio aggiungere un dato che, sicuramente, mi sarà contestato dai miei omologhi sessuali: sono fermamente convinto che la cattiva guida, che caratterizza un discreto numero di “pilote” (non si fermano mai agli incroci, non rispettano la precedenza, sono prepotenti, inveiscono nervosamente contro tutto e tutti ad ogni occasione, e ci fermiamo qui, nell’elencazione dei ‘difetti’), le signore l’acquisiscono quando, inconsciamente, s’identificano in comportamenti, purtroppo, tipicamente maschili: fumano a più non posso, parlano al cellulare, si mettono alla guida come se si predisponessero ad affrontare una battaglia, nella quale i “nemici” sono tutti gli altri malcapitati che hanno la sventura di percorrere la loro stessa strada!
E allora, modifichiamo – mi sembra quanto mai opportuno farlo! – il “modo di dire” oggetto della presente discussione. Basta con l’anacronistico: “Donna al volante, pericolo costante!” Il vero pericolo, infatti, che si sia o meno alla guida di “quattro ruote”, è rappresentato da chi (uomo o donna, conta veramente poco o niente!) non rispetta il suo prossimo, agisce con prepotenza, vuol prevaricare gli altri, non tiene in alcun conto i loro diritti!
Ernesto Pucciarelli




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