L’intervista

(a) Torre del Greco – Il gigante che dorme preoccupa, quotidianamente, il popolo del territorio vesuviano. A rispondere alle nostre domande è Giuseppe Rolando, docente di vulcanologia ed esperto in materia.
Qual è lo stato attuale del Vesuvio?
Di assoluta quiescenza. Non vi è alcun indizio che faccia pensare ad una imminente ripresa eruttiva.
Quanto tempo può intercorrere tra il manifestarsi dei cosiddetti segnali precursori e il manifestarsi di attività esterne più importanti (eruzione, lava, ecc..)?
Per il Somma-Vesuvio le cronache dei precursori delle eruzioni storiche (79-472) sono molto scarne. Per il 1631 vi sono numerose descrizioni che indicano lo sviluppo di precursori qualche mese prima dell’eruzione, ed il loro infittimento una settimana prima. Ma è evidente che in chiave previsionale le autorità non possono tenerne conto, in assoluto, di questo dato, perché non si può stabilire una stretta analogia con l’evolversi dei precursori della futura eruzione. Ciò che si può fare, pertanto, è di mettere a punto dei piani di emergenza che nel minore tempo possibile, ovviamente inferiore a 7 giorni, in grado di garantire l’ evacuazione della zona a rischio. Esempi del genere sono stati realizzati negli Stati Uniti in previsione di catastrofi naturali imminenti (NewOrleans).
Tenendo conto della storia del Vesuvio, è possibile stabilire o almeno supporre di che tipo sarà la prossima eruzione?
Poiché allo stato attuale siamo al di fuori di una possibile ripresa dell’attività, tipicamente ciclica, che ha caratterizzato la vita eruttiva del Vesuvio dal 1631 al 1944, si presume che il vulcano sia pervenuto ad una fase di riposo eruttivo, la cui durata non è possibile stimare, Pertanto si deve prevedere una ripresa dell’attività con una eruzione a carattere pliniano.
Ad oggi, con l’attuale Piano Nazionale d’Emergenza, cosa accadrebbe agli abitanti della zona rossa se ci fosse un’emergenza vulcanica?
Un disastro, con l’attuale organizzazione delle protezioni civili comunali, totalmente scollegate da quelle regionale e nazionale. La popolazione vesuviana viene solo periodicamente allarmata ma non certamente educata a reagire ad una tale futura emergenza.
Maria Iovine
Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 3 marzo 2010




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