Privatizzazione

(a) Torre del Greco – Situazione in alto mare per i 400 dipendenti torresi del gruppo Tirrenia. Il progetto del governo di privatizzare la compagnia di navigazione entro la fine del 2009 non convince i lavoratori.
La flotta Tirrenia collega la Sardegna con Napoli, Genova, Civitavecchia, Palermo, Trapani e Tunisi. Attualmente occupa circa tremila dipendenti e controlla quattro società regionali (Caremar, Siremar, Soremar, Toremar). La società si trova sull’orlo del fallimento, con oltre 800 milioni di euro di debito ed una flotta che non vale più di 650 milioni di euro. Questa disastrosa situazione economica è il risultato di una lunga serie di errori, investimenti sbagliati e scelte strategiche prive di logica portate avanti per decenni inseguendo interessi molto lontani da quelli dei marittimi che lavorano nella società. Un’Alitalia del mare, insomma, da evitare ad ogni costo attraverso la privatizzazione della compagnia. Privatizzazione che potrebbe significare svendita a prezzi da saldo di fine stagione con conseguenti emorragie occupazionali che colpiranno soprattutto il personale stagionale, cioè i marittimi, per la maggior parte di Torre del Greco ed Ercolano, che costituiscono i 2/3 del gruppo Tirrenia. La riduzione degli addetti ai lavori comporterebbe un aumento, in termini di produttività, dei carichi di lavoro individuali, ed un aumento, in termini di rischi, degli infortuni sul lavoro.
La vertenza della compagnia di navigazione è stata aggravata dall’ultimo provvedimento legislativo nazionale che prevede il finanziamento di soli 65 milioni di euro per l’anno 2009 a fronte dei 210 necessari per garantire il servizio in tutto il paese. I soldi stanziati dal governo non sono quindi sufficienti a garantire tutte le rotte. La qualità e la quantità dei servizi sono a rischio.
I lavoratori della Tirrenia e delle sue consociate regionali sono in lotta per difendere il loro diritto al lavoro e per superare uno stato di precariato lavorativo che accompagna la loro esistenza da anni. Così il 4 e 5 febbraio marittimi ed amministrativi della società Tirrenia sono scesi in piazza. Il corteo, partito dalla sede napoletana della società, ubicata in Rione Sirignano, ha calpestato le principali strade cittadine. I 500 lavoratori che ne facevano parte sono stati ricevuti dal prefetto Pansa, al quale hanno consegnato una lettera indirizzata ai Ministri del Lavoro, dei Trasporti e del Tesoro.
I lavoratori chiedono al governo di chiarire le modalità del processo di privatizzazione, di salvaguardare i livelli occupazionali e di garantire la continuità e la qualità del servizio per le tratte che non rivestono interesse di mercato, ma che risultano indispensabili per assicurare la continuità territoriale, il diritto alla mobilità dei cittadini e l’erogazione dei servizi essenziali.
Maria Consiglia Izzo

Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea de La Torre 1905 in edicola il 4 marzo 2009




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