Monnezza e gabbiani i veri protagonisti della periferia torrese. Ed intanto i residenti preparano la battaglia

“O politico, o politico, perché non rendi poi quel che prometti allor? Perché di tanto inganni i figli tuoi?”. Con una piccolissima forzatura, sostituendo la parola “natura” con quella che richiama il nostro amministratore pubblico, possiamo racchiudere il pensiero di un intero quartiere. Che pare riflettersi alla perfezione nei versi della leopardiana “A Silvia”, scritta nella prima parte del diciannovesimo secolo e che 200 anni dopo sembra narrare la storia di un popolo tradito, usurpato e abbandonato sempre più a sé stesso. Il sogno è quello di un quartiere con un parco tematico turistico – culturale, un polo produttivo artigianale, una cittadella dello sport e una quanto mai indispensabile riqualifica ambientale dell’intera zona. La realtà fa invece i conti con una mega discarica che da anni macina ed ospita monnezza, un digestore chimico da realizzare per smaltire i rifiuti tossici di tutta l’Italia, la totale assenza di spazi verdi per oltre 15mila abitanti e una situazione ambientale fortemente precaria. Che è pronta a far scattare il codice rosso non appena l’impianto di trattamento meccanico manuale del secco indifferenziato sorgerà nelle cave di Villa Inglese. È l’ultimo regalo della mala politica: rifiuti provenienti da tutti i 19 comuni della zona rossa, decine e decine di camion pronti ad invadere un intero quartiere (non risolveranno di certo il problema le stradine interne che collegano la grande area delle cave) con ripercussioni sulla già caotica viabilità, miasmi e un ecosistema da incubo. “Siamo stanchi di subire”, fanno sapere associazioni e comitati di quartiere scesi in strada questo fine settimana per raccogliere firme per il “no all’immondizia”. Una beffa difficile da digerire per gli abitanti del rione Leopardi, derisi ed illusi da un piano urbanistico comunale che, a questo punto, suona come un libro delle favole: “una soluzione ecocompatibile per le Cave di Villa Inglese” – così recita il Puc varato dall’amministrazione Borriello – e la “realizzazione di un insediamento artigianale, di un centro sportivo e di un parco tematico di tipo culturale e turistico denominato Giardini nel Tempo”. Parole che lascerebbero intravedere un piano di recupero ambientale e una serie di interventi mirati a realizzare “luoghi di produzione di beni e servizi ecocompatibili ed ecologicamente attrezzati, soprattutto per gli aspetti legati all’efficienza energetica e all’impiego di fonti energetiche rinnovabili”. Ed invece, alzi la testa al cielo e ti accorgi che i gabbiani vogliono restare lì per parecchio tempo ancora. Uccelli di mare che deviano sull’entroterra e fanno il pieno di cibo. Di monnezza. Chissà se con il poeta di Recanati ancora in vita la celebre e sofferta “A Silvia” non si sarebbe trasformata in una cinica e critica “A Ciro, primo cittadino: due secoli dopo il clima è ancora mite, l’aria non più salubre”.
Nino Aromino

 
Articolo pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 23 novembre 2011




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