Quando i media deformano la realtà

(a) Torre del Greco – Il traghetto “Baia Sardinia” della compagnia Dimaiolines è ormeggiato al molo 44 del porto di Napoli. Ѐ il 26 di agosto. In fermo per motivi di sicurezza dopo un’ispezione della Guardia Costiera: la nave aveva viaggiato il giorno prima da Golfo degli Aranci con l’aria condizionata in panne. Diverse decine le persone rimaste in attesa per ore al porto di Olbia, là dove la nave avrebbe dovuto attraccare in serata, in quanto non avvertite in tempo dalla Compagnia del ritardo. La notizia rimbalza sui giornali, nei Tg locali, in Rete. Un semplice guasto ai condizionatori d’aria e un fermo di soli 4 giorni ad un’unica imbarcazione vengono fatti passare per un’inadempienza vergognosa e generalizzata. “Dimaiolines nella bufera” – “Inferno traghetti” – “Nuova odissea” – “Pioggia di ricorsi”, questi i titoli del bombardamento mediatico. Il natante non è stato mai sottoposto a sequestro, e il riscontro di un semplice problema tecnico ha infangato l’immagine di un marchio di successo nel mondo. Un ritorno condizionato che ha terminato per essere reale nella mente di ogni singolo fruitore massmediale. Emittenti televisive e testate giornalistiche che traducono in chiave d’ansia qualsiasi evento o fatto per incrementarne la notiziabilità e, conseguentemente, la vendita, settando in definitiva l’agenda dei destinatari cui si rivolge. Una società che non ha più bisogno di imporre con la forza e di coartare il soggetto a delle scelte, ma gli pone di fronte un ventaglio di soluzioni cui aderire in modo indipendente, finendo così per congiungere libertà e controllo in una nuova forma di ipercontrollo sociale.
Simone Ascione
 
Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 10 novembre 2010




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