Sanità

(a) Torre del Greco – Se parliamo dell’ospedale Maresca sappiamo di parlare di un bacino di circa 502000 utenti. Se parliamo del Maresca, ormai, sappiamo bene di parlare di innumerevoli problemi che vanno di continuo crescendo. Nel parlare del Maresca, però, talvolta dimentichiamo di parlare di una struttura ospedaliera che ospita diversi malati. Da che mondo è mondo, condizione fondamentale per la guarigione è sempre l’igiene, ma come viene gestita? Per capirlo nei giorni scorsi ci siamo recati, in via Montedoro: la normativa distingue i rifiuti (quelli provenienti prettamente dalla attività sanitaria) in 4 categorie: “ provenienti dallo svolgimento di attività di ricerca o di diagnostica batteriologica” (piastre, provette, presidi microbiologici) contraddistinti con la sigla PRI (pericolosi rischio infettivo); “taglienti” (aghi, lancette pungi dito) (PRI) ; “taglienti scaduti o non più sterili” (come sopra) sigla S (speciali); “anatomici” (tessuti, organi e parti anatomiche non riconoscibili) PRI. L’appalto dello smaltimento dei rifiuti dell’ospedale Maresca è della Ecosum, la ditta sembra ben svolgere il suo lavoro (come riferisce il vice-direttore della struttura), i rifiuti sanitari vengono ritirati ogni due giorni, e tutto appare regolare. Le spese d’appalto sono anch’esse d’ordinaria amministrazione. Ciò che è fortemente irregolare è, invece, la tassa sui rifiuti (la celeberrima Tarsu), pagata ovviamente anche dall’ospedale e che si rivela un gran colpo ad una struttura che, come ben sappiamo, ha seri problemi a reggersi in piedi.

Fabio Cirillo
 
Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 3 marzo 2010




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