Focus

(a) Torre del Greco – Gli eventi sismici fanno parte di quella fenomenologia che annuncia un’eruzione vulcanica. La devastante eruzione del 79d.C. fu preceduta da anni di scosse di terremoto, ma all’epoca non c’era alcuna consapevolezza dell’imminente rischio di eruzione. Il costante e moderno sistema di monitoraggio scientifico del Vesuvio è in grado di allertare la popolazione con preavviso sufficiente a limitare al massimo le conseguenze ma è altrettanto necessario che un serio piano d’emergenza metta a punto tutte le misure possibili atte a contenere i danni ad edifici e strade, sia relativamente ad un esodo nel momento di massimo allarme, sia per una fase di eventuale ricostruzione e recupero del territorio, dopo che l’evento eruttivo. Nel caso di un evento di "media" pericolosità, stime preventive ipotizzano circa 7-8 mila collassi di tetti gravati da ceneri e lapilli, e 50mila probabili senza tetto nel solo territorio di Torre (la zona rossa, con 19 comuni, sfiora i 600mila abitanti). Il prof. Giulio Zuccaro, responsabile del gruppo di lavoro "Plinius" dell’Università Federico II di Napoli, da anni lavora sulla vulnerabilità sismica dei percorsi di evacuazione dell’area vesuviana, tenendo conto anche dell’aspetto economico. Studi recenti la ipotizzano "sub-pliniana", ossia abbastanza violenta, e i vulcanologi dell’Osservatorio Vesuviano dovrebbero essere in grado di prevedere un evento eruttivo con un preavviso oscillante da un massimo di 2 settimane a un minimo di 2-3 giorni.
Tuttavia, anche se, come ci si augura, la ripresa dell’attività vesuviana non dovesse avere la violenza intensa di quella pliniana del 79d.C., il rischio è molto elevato.
L’altro dato inquietante è il lungo intervallo che ci separa dall’ultimo evento eruttivo del 1944: maggiore è la fase di riposo, maggiore sarà l’energia liberata nella ripresa dell’attività. Gli studiosi hanno elaborato un modello secondo cui vi sarebbe un’alternanza di quattro fasi successive: fase di riposo, con condotto centrale ostruito ed attività fumarolica; fase di attività persistente, con effusioni laviche; fase di eruzione intermedia, con lava che trabocca dal cratere; fase eruttiva finale, con emissioni di lava e piroclasti e nuova ostruzione del condotto. Attualmente il Vesuvio è in fase di riposo, con probabile ripresa di attività nei prossimi 50-100 anni.
E’ difficile dire con esattezza quanto sarà violenta la prossima eruzione e quando avverrà, ma è certo che una ripresa dell’attività vesuviana è attesa nei prossimi anni e, ragionevolmente, si avranno tre giorni o poco più per affrontarla.

Mariacolomba Galloro

Articolo già pubblicato sull’edizione cartacea in edicola il 3 febbraio 2010




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