Il Punto

(i) Torre del Greco – Il progetto di riassetto ed ampliamento del porto di Torre del Greco consentirebbe una valorizzazione economica delle risorse del territorio, valorizzazione che garantirebbe il giusto ritorno economico a chi è interessato ad investirvi. Il mondo commerciale, quello della cantieristica e quello turistico, potrebbero essere i potenziali investitori.
Un primo passo avanti sembrava lo avesse compiuto la Deiulemar, compagnia di navigazione torrese, che un po’ di anni addietro ha acquistato gli ex Silos di via Calastro, messi all’asta dalla Federconsorzi, per una modica cifra di circa tre miliardi di lire. Questa struttura era destinata ad ospitare, oltre alla sede distaccata dell’Inps, circa trenta laboratori orafi.
Un’operazione di circa 25 miliardi di lire che, oltre a contribuire alla riqualificazione degli Ex Mulini Meridionali Marzoli, offriva agli artigiani orafi la possibilità di compattare logisticamente le proprie aziende. In seguito, un bando pubblicato dalla Tess ha consentito di affidare al gruppo armatoriale torrese l’incarico per la realizzazione di una nuova struttura alberghiera nell’area portuale di Torre del Greco: un lussuoso albergo a quattro selle, dotato di 80 camere e 40 mini residence, con sale per congressi, ristoranti, spa ed un piccolo porto riservato agli ospiti per il noleggio delle barche. Nel 2008 la Deiulemar ha lanciato un prestito obbligazionario per sovvenzionare questo progetto immobiliare che comporta un investimento di circa 30 milioni di euro. La struttura doveva essere aperta al pubblico entro il 2009; in realtà l’area di circa 15 mila metri quadrati è rimasta inutilizzata, nonostante l’approvazione del progetto da parte del Comune e la demolizione parziale della struttura che la occupava. L’abbattimento ha indebolito la parte rimanente della struttura che rischia di cadere da un momento all’altro ed ha imbruttito notevolmente il luogo, destando preoccupazione e malcontento in coloro che abitano a via Cimaglia, nei pressi dell’"albergo fantasma". Insomma, sembra che sia il settore pubblico che quello privato nutrano scarso interesse per il progetto di riqualificazione dell’area
portuale, visto che tutte le iniziative ad esso correlate vengono sospese. Una sintonia tra questi due settori ed un’analisi critica degli sviluppi possibili potrebbe ridestare questo interesse. Comunque vada, i tempi saranno lunghi.
Maria Consiglia Izzo
Articolo già pubblicato sul numero cartaceo Anno CIII n° 15 – mercoledì 1 ottobre 2008




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