Napoli – L’11 novembre 1989, a Ponticelli, durante un tranquillo sabato sera una pioggia di proiettili investiva l’esterno del bar Sayonara, cinque vittime, di cui quattro innocenti, quattro persone con una esistenza normale, stroncata dalle barbare meccaniche della malavita organizzata.

Il presidio di Libera di Ponticelli è intitolato a questo ricordo, abbiamo quindi intervistato Pasquale Leone, presidente dell’associazione “Terra di confine” e di altre associazioni aderenti al Presidio.

Dopo ventotto anni come è percepito il ricordo di quest’evento dalla popolazione?

“Fresco, il ricordo è fresco, soprattutto perché fino al 2011, per ben 22 anni, non se ne è parlato. Quando l’attenzione è stata posta sull’argomento, le persone interpellate, avendolo raccontato per la prima volta, l’hanno vissuto come se fosse accaduto il giorno precedente.

Oggi, dopo sette anni di lavoro, la memoria è diventata collettiva…”

Come mai questi ventidue anni di silenzio?

“Molto disinteresse da parte delle istituzioni, non omertà, semplicemente disinteresse. Le realtà associative lavoravano già da prima, ma non vedevano ancora il ricordo come strumento di aggregazione sociale e di identità di un territorio”

Diverse le attività organizzate per onorare il ricordo delle vittime e per sentirsi uniti contro le mafie: l’11 novembre c’è stata la santa messa a cura del parroco di Ponticelli, e del decano di Napoli e di Don Tonino Palmense il vicario vescovile (gia in passato referente regionale di Libera).




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