I crolli nell’area archeologica di Pompei mettono ora a rischio il futuro occupazionale di nove giovani

Che fine ha fatto lo spazio “Antiquarium” di Pompei? E, soprattutto, dov’è andato a finire il contratto di lavoro cui hanno diritto ben nove giovani? Se lo stanno chiedendo i vincitori del bando di concorso – indetto dalla Cuen Srl – per la selezione del personale presso lo spazio espositivo della città mariana. Un’opportunità di lavoro al momento rimasta appesa ad un filo, complici le sciagurate vicende che hanno interessato i beni archeologici di Pompei e la bufera di polemiche che ha travolto la Soprintendenza. E così, dopo il crollo della Domus di Pompei, cominciano a scricchiolare anche le speranze di lavoro dei vincitori del concorso dello scorso ottobre. Tra questi, anche due giovani ed una ragazza di Torre del Greco. Cinque i mesi trascorsi senza che alcun avviso o chiarimento venisse comunicato ai selezionati. Ma facciamo chiarezza: l’Antiquarium (costruito nel 1861) è stato chiuso e svuotato dopo il terremoto dell’80. Trent’anni di attesa, fino a quando Marcello Fiori – commissario straordinario per gli scavi di Pompei da febbraio 2009 dopo la gestione Renato Profili – destina circa 10 milioni di euro per il restauro dell’Antiquarium, per l’occasione ribattezzato ‘visitor center’ al cui interno “verranno proposte suggestioni multimediali legate all’eruzione vulcanica, al sistema territoriale vesuviano e alla ricostruzione virtuale degli ambienti”. Per la riapertura dello spazio espositivo, la Soprintendenza archeologica di Pompei dà mandato alla Fondazione Idis – Città della Scienza di indire un bando di concorso per la selezione di personale, giovane e appassionato all’arte. Lo spiraglio di un contratto, anche se a tempo determinato, fa gola a tanti. Ad ottobre le selezioni sono concluse, i vincitori attendono comunicazioni per dare il via al rapporto lavorativo, ma il mese successivo crolla la Domus Gladiatori. Le polemiche investono praticamente tutti, dal Ministro Sandro Bondi alla Soprintendenza passando per la gestione commissariale. Un vortice ancora irrisolto che ha di fatto paralizzato l’apertura dell’”Antiquarium” e mortificato il diritto al lavoro di chi, da oltre cinque mesi, attende almeno una risposta su quel che sarà del proprio futuro occupazionale. Un futuro, a questo punto, inevitabilmente legato a quello dell’”Antiquarium”, la cui riapertura è ancora in forte dubbio. Risposte che la neo soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro dovrà quanto prima assicurare ai nove vincitori affinché la vertenza possa indirizzarsi verso una felice risoluzione.
Nino Aromino




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